Visita del Museo Archeologico

VISITA

Il primo piano del Museo archeologico, cui si accede dall’imponente Scalone Seicentesco, ospita le collezioni storiche, formatesi a partire dal Settecento. In particolare, sono presenti sculture di età romana, provenienti da collezioni precedenti all’istituzione del Museo, costituite dai Farnese a Parma e dai Gonzaga a Guastalla; la collezione egizia, formatasi a partire dal 1825, all’epoca di Maria Luigia, con sarcofagi, vasi canopi,  rilievi e papiri funerari, bronzetti votivi, amuleti, scarabei e usciabti; la collezione degli scavi dalla città romana di Veleia (PC), tra cui le dodici statue in marmo della famiglia giulio-claudia, due notevoli ritratti bronzei e la celebre Tabula Alimentaria, la più grande iscrizione su bronzo di tuttà l’età romana. Le ultime due sale contengono pregevoli materiali etruschi ed italici, tra cui ceramiche, specchi e bronzetti etruschi, e una piccola collezione paleocristiana.

La visita prosegue al piano terra, dove, attraverso un percorso di tipo cronologico, sarà possibile scoprire i rinvenimenti del territorio di Parma, dalla preistoria all’età Longobarda. Di particolare importanza è la sezione preistorica, inaugurata nel 1867 dall’allora direttore del Museo, Luigi Pigorini, fra le prime in Italia: apre questa sezione la raccolta degli strumenti del Paleolitico, dovuta ad un altro padre degli studi preistorici italiani, Pellegrino Strobel; tra i materiali neolitici, si segnala in particolare la statuetta in ceramica da Vicofertile, che rappresenta una “dea madre” di 6.500 anni fa. Si prosegue poi nelle due ampie sale dedicate all’età del Bronzo, con i rinvenimenti dalle numerose Terramare del parmense.

Le sale dell’età del Ferro, di Parma romana e altomedievale non sono al momento visitabili, poiché in corso di riallestimento.

Maria Luigia arricchisce poi il Museo con l’acquisto di importanti e corpose collezioni numismatiche, di ceramica greca, italiota, etrusca e di oggetti egizi, e gli assegna la sede attuale nel Palazzo, trasferendolo dal piccolo fabbricato annesso alla Pilotta in cui originariamente si trovava. Sotto il suo governo (1815-1847), il processo di rinnovamento edilizio è, inoltre, occasione per la scoperta a Parma del teatro romano, dell’anfiteatro, di ampi brani del tessuto urbano antico, cui si accompagna un ulteriore aumento delle collezioni.

Nel 1866 sono finalmente cedute dall’Accademia le statue dalla basilica di Veleia.

All’indomani dell’unificazione nazionale, grazie soprattutto alle ricerche di Luigi Pigorini e Pellegrino Strobel, vi si costituisce, infine, una delle più notevoli raccolte preistoriche dell’Italia settentrionale.

A.A.A. le sale che ospitano le sezioni dedicate a “Età del Ferro” e “Parma Romana” sono attualmente chiuse per lavori di riallestimento

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